In sintesi: aprire un club fitness non richiede alcun titolo specifico, ma richiede un business plan, una forma giuridica, una posizione che funzioni, un team capace di sostenere una base di iscritti e un locale conforme alla normativa igienico-sanitaria ed edilizia vigente nel vostro paese. Questa guida ripercorre ciascuno di questi punti e le decisioni sull’attrezzatura che ne derivano.
Il numero di persone che si allenano con regolarità continua a crescere. I medici insistono sempre sugli stessi concetti riguardo ad alimentazione e forma fisica, e per una parte importante della popolazione la palestra è diventata un appuntamento fisso della settimana. I corsi di sala pesi, lo yoga e il lavoro cardio su un’ellittica hanno una domanda stabile, e l’interesse per il fitness continua a crescere.
Questo rende l’apertura di una palestra un’attività imprenditoriale plausibile. La rende anche un lavoro duro con un lungo elenco di responsabilità. Se state pensando di avviare un club fitness, conviene verificare quanto segue prima di firmare qualsiasi contratto.
Chi può diventare titolare di un club fitness
Non serve alcun titolo né qualifica specifica per creare e gestire un club fitness. Chiunque sia in grado di avviare un’attività può diventarne titolare. Gli istruttori e i personal trainer che assumerete, invece, devono avere una preparazione professionale adeguata al proprio ruolo e poterla documentare, e in diversi paesi questo è un obbligo di legge e non una semplice buona prassi.
Questo non significa che chiunque sia adatto a dirigere un club. È un lavoro impegnativo, e un titolare che non conosce il settore e le sue particolarità scoprirà che l’attività non genera il profitto atteso. La conoscenza del mercato è ciò che distingue un club che si riempie da uno che si svuota nel suo secondo anno.
Scegliere la forma giuridica
Un club fitness può essere gestito con quasi qualsiasi forma d’impresa. Quali forme siano disponibili, e cosa comporti ciascuna, dipende interamente dal paese di costituzione, quindi quanto segue è una mappa dei compromessi e non un elenco chiuso di denominazioni.
- Ditta individuale. Siete l’unico titolare e prendete tutte le decisioni. La libertà è reale, e lo è anche l’esposizione: in questa forma il titolare risponde delle obbligazioni dell’attività con il proprio patrimonio personale. Resta una formula molto diffusa nel settore, soprattutto per un primo club a sede unica.
- Società a responsabilità limitata. I soci rispondono delle passività sociali con il capitale conferito e non con il patrimonio personale. Gli svantaggi citati più di frequente sono l’obbligo di tenere una contabilità completa e, in diversi sistemi fiscali, la tassazione a livello della società seguita dalla tassazione sulla distribuzione degli utili.
- Forme societarie tra soci. Richiedono almeno due persone e un contratto scritto che riporti data e luogo di stipula, l’identità dei soci, i conferimenti effettuati, lo scopo economico dell’attività e i mezzi per raggiungerlo. In alcuni ordinamenti questa figura non ha personalità giuridica propria, quindi non può indebitarsi né stipulare contratti autonomamente, e i soci rispondono in solido con il proprio patrimonio personale. I costi di costituzione contenuti e un unico livello di tassazione sono i vantaggi abituali.
- Altre forme. Tutto dipende dal vostro capitale, dal vostro business plan e dai ricavi previsti. La scelta merita un esame serio con un consulente del vostro paese, perché condiziona l’intero funzionamento dell’attività e le sue possibilità di successo.
Qualunque sia la forma scelta, avviare l’attività comporta la dichiarazione dei codici che classificano ciò che l’impresa fa. Ogni paese ha il proprio sistema di classificazione delle attività, e quella del club fitness va dichiarata correttamente fin dall’inizio.
Da dove iniziare
Un business plan solido è la base di qualsiasi attività commerciale. Una volta scelta la forma giuridica arriva il regime fiscale, e le opzioni aperte al titolare di un club sportivo sono più ristrette di quelle di altre attività in diversi sistemi tributari. È il punto in cui una consulenza professionale locale si ripaga da sola.
Il modello di business
Il modello merita uno studio approfondito. Si tratta di costruire un piano che regga per anni e non per mesi. Prestate particolare attenzione all’ubicazione del locale, che è il miglior indicatore di successo. Assumere il personale è uno dei compiti più difficili della fase di avvio.
Gli istruttori devono funzionare come un team coordinato. Il loro livello di conoscenza e il loro rapporto con l’iscritto decidono la qualità di ciò che vendete. Se il palinsesto dei corsi è vario e l’atmosfera in sala è buona, gli iscritti tornano. Offrire al personale un ampio piano di formazione migliora l’immagine dell’attività e attira professionisti che vogliono crescere.
Requisiti igienico-sanitari ed edilizi
Come titolare, rispondete della conformità igienico-sanitaria ed edilizia. I requisiti sono fissati a livello nazionale e spesso locale, e coprono sempre lo stesso terreno: il club deve occupare un edificio indipendente o una parte chiaramente separata dell’immobile, l’altezza libera e la superficie devono permettere di distribuire e utilizzare con agio tutta l’attrezzatura, e la ventilazione va dimensionata sulla capienza prevista.
Il locale necessiterà inoltre, di norma, di servizi igienici, un ripostiglio per il materiale di pulizia, una zona spogliatoio, una reception o sala d’attesa, uno stoccaggio separato per biancheria pulita e sporca e uno spazio per i contenitori dei rifiuti. Le cifre esatte, dall’altezza libera minima al rapporto tra docce e lavabi per utente, sono stabilite dalla normativa applicabile nella vostra sede e vanno prese da quella, non da un articolo generico.
Condizioni sociali e di benessere
Un club deve inoltre rispettare una serie di condizioni di benessere. Spogliatoi separati per donne e uomini, un numero adeguato di docce, lavabi e servizi igienici per la capienza prevista e ventilazione meccanica o climatizzazione dove la ventilazione naturale non basti sono gli elementi ricorrenti. Se il club include un solarium o una cabina simile, si applicano di solito requisiti aggiuntivi di altezza del locale e di ventilazione di mandata ed estrazione. Verificate la normativa nazionale e locale prima di definire la distribuzione degli spazi, perché aggiungere la ventilazione in un secondo momento costa molto di più che progettarla fin dall’inizio.
Club proprio o franchising?
Il franchising può essere un’ottima porta d’ingresso nel settore, e spesso offre più margine a un titolare alle prime armi. Un marchio conosciuto porta con sé un gruppo consistente di iscritti fin dal giorno dell’apertura, il che elimina il problema di costruire una reputazione da zero.
Il franchisor mette a disposizione soluzioni collaudate e pronte all’uso, e il gestore può di solito acquistare attrezzatura e materiali di consumo a prezzi competitivi, con il supporto della direzione della rete. Anche gli svantaggi sono reali: il franchising non dà piena libertà né permette di costruire un proprio marchio. Se volete aprire un club tutto vostro, riflettete bene su quale dei due aspetti conti di più per voi.
Attrezzare la sala
L’attrezzatura è di solito la voce più alta del budget di apertura ed è quella che più spesso si decide per ultima, che è l’ordine sbagliato. La distribuzione degli spazi andrebbe disegnata prima di firmare il contratto di locazione, perché il numero di postazioni che entra in una sala determina il numero di iscritti che può servire, e questo determina i ricavi che il business plan può assumere onestamente.
Tre decisioni concentrano quasi tutto il costo. La zona cardio va dimensionata sul picco serale e non sulla media giornaliera. Il parco macchine della sala pesi deve coprire tutti i principali schemi di movimento prima di iniziare a duplicare le postazioni. E la pavimentazione deve corrispondere ai carichi che riceve, con piastrelle più spesse sotto la zona dei pesi liberi e trattamento acustico dove sotto ci sono locali occupati.
Per l’attrezzatura indoor di un club aperto agli iscritti, la specifica da richiedere in ogni preventivo è la norma EN ISO 20957-1 classe S. È la classe prevista per l’uso collettivo e in gran parte non sorvegliato, che è esattamente la situazione di una palestra commerciale.
Ottenere un piano di attrezzatura valutato
Inviateci la superficie, l’altezza libera, il numero di iscritti previsto e i corsi che volete programmare: l’elenco dell’attrezzatura verrà costruito e valutato su queste basi. Richiedete un preventivo e riceverete la proposta con la planimetria di allestimento, così la voce attrezzatura del vostro business plan si appoggia a una planimetria reale e non a una stima.



